Ci sono borghi che ti colpiscono per la quantità di cose da vedere, e altri che ti restano addosso per quello che ti fanno sentire. Pescocanale appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Sommario dell'articolo
- Un borgo che ha conosciuto la partenza
- EmigrArte: l’arte che racconta chi è partito
- Camminare tra i murales: un’esperienza lenta e intensa
- Il murale di HERA: l’opera che resta dentro
- Cosa aspettarsi davvero da Pescocanale
- Un luogo che non intrattiene, ma racconta
- Cosa vedere nei dintorni di Pescocanale (entro 30–60 minuti)
Siamo arrivati qui nel dicembre 2025, dopo aver visitato Pacentro. Un passaggio quasi naturale, ma con un cambio netto di atmosfera.
Pescocanale non ti accoglie con piazze animate o monumenti iconici. Ti accoglie con il silenzio, con case addossate alla montagna e con muri che parlano al posto delle persone.
Il centro storico è piccolo, ordinato, quasi sospeso. I pochi residenti si contano sulle dita di una mano. Eppure, proprio qui, in uno dei luoghi più segnati dallo spopolamento, è nato un progetto capace di ridare voce a un’intera comunità: EmigrArte.
Un borgo che ha conosciuto la partenza
Pescocanale è una frazione del Comune di Capistrello, in Abruzzo. Visibile dalla piazza del piccolo centro, nella collina di fronte.

Pescocanale è un borgo di origine agro-pastorale che, come tanti paesi dell’Appennino, ha vissuto nel secolo scorso un lento ma costante svuotamento.
La storia è quella, tristemente comune, di molti borghi abruzzesi: famiglie che partono, giovani che cercano lavoro altrove, case che restano chiuse.
Passeggiando tra le vie del centro storico, questa assenza si percepisce chiaramente. Non è un abbandono violento o caotico, ma una presenza che si è ritirata in silenzio. Ed è proprio su questo silenzio che il progetto EmigrArte ha scelto di intervenire, senza forzature.
EmigrArte: l’arte che racconta chi è partito
EmigrArte non è un semplice progetto di street art. È un racconto corale che prende forma sui muri del borgo.
Nel centro storico sono stati realizzati dodici murales, distribuiti lungo il percorso del paese, trasformando le facciate delle case in una mostra a cielo aperto.
Il tema è uno solo, ma complesso: l’emigrazione. Non raccontata in modo retorico o celebrativo, ma con uno sguardo intimo, diretto, umano.



Il titolo del progetto, “EmigrArte – Cuore pulsante e valigia di cartone”, dice già tutto. Dentro c’è la disperazione di chi parte, ma anche la speranza. C’è l’amore per la propria terra e il dolore di lasciarla. C’è l’identità che resiste, anche quando si è costretti a cambiarla.
Durante la nostra visita, durata circa un’ora, abbiamo seguito una speciale visita guidata che ci ha permesso di leggere ogni murale non solo come opera artistica, ma come frammento di una storia collettiva.
Camminare tra i murales: un’esperienza lenta e intensa
A Pescocanale non si corre. Si cammina piano, si ascolta, si osserva.
Ogni murale è inserito nel tessuto del borgo senza stonare. Non ci sono colori urlati o opere invasive. Al contrario, l’arte sembra adagiarsi sulle case, come se fosse sempre stata lì.



L’atmosfera è inevitabilmente malinconica, ma non deprimente. È una malinconia consapevole, che nasce dal tema trattato e dal contesto in cui viene raccontato. In quel momento eravamo soli: solo noi e la guida. Nessun altro visitatore, nessun rumore di fondo. Ed è forse questa solitudine che rende l’esperienza ancora più forte.
I murales non parlano solo del passato. Parlano anche del presente.
Diventano un confine simbolico tra l’emigrazione “dimenticata”, quella dei nostri nonni, e le nuove migrazioni che oggi facciamo spesso finta di non vedere.
Il murale di HERA: l’opera che resta dentro
Tra tutte le opere, ce n’è una che ci ha colpito più delle altre. È il murale realizzato da Jasmine Siddiqui, conosciuta a livello internazionale come HERA, nell’ambito del progetto EmigrArte 2025.

Vederlo dal vivo è tutta un’altra cosa rispetto alle foto. L’impatto visivo è immediato, ma quello emotivo arriva un secondo dopo, e resta.
HERA, artista di origine tedesco-pakistana, è stata parte del celebre collettivo Herakut ed è attiva da oltre vent’anni nella graffiti scene internazionale. Il suo stile è riconoscibile: figure umane intense, sguardi profondi, testi che accompagnano le immagini senza mai sovrastarle.
A Pescocanale la sua opera dialoga perfettamente con il contesto.
Trasmette malinconia, sì, ma anche compassione e umanità. È uno di quei murales che non si “guardano” soltanto: si sentono.
Lo abbiamo fotografato, osservato a lungo, e poi lasciato lì, consapevoli che fa parte di quel luogo tanto quanto le pietre delle case.
Cosa aspettarsi davvero da Pescocanale
Ed è giusto dirlo chiaramente: Pescocanale non è un borgo con tante cose da vedere.
Non ci sono musei, chiese monumentali o punti di interesse classici. Il centro storico è carino, ordinato, ma il vero motivo per venire qui sono i murales di EmigrArte.
C’è un bar poco fuori dal centro storico, segno di una vita che resiste, ma il borgo resta abitato da pochissimi residenti. La visita è breve, intensa, e si conclude senza bisogno di altro.
Ed è proprio questa essenzialità a rendere Pescocanale diverso. Non cerca di stupire. Non cerca di trattenerti. Ti accompagna, ti racconta qualcosa di importante, e poi ti lascia andare.



Un luogo che non intrattiene, ma racconta
Pescocanale è un borgo che non offre “esperienze” nel senso turistico del termine. Offre memoria, riflessione, ascolto.
È un luogo di confine, come lo definisce il progetto EmigrArte: tra chi è partito ieri e chi parte oggi, tra l’identità che si perde e quella che si trasforma, tra le radici e la strada.
Visitandolo dopo Pacentro, il contrasto è stato evidente.
Ma forse proprio per questo Pescocanale funziona: perché non prova a competere, ma a dire qualcosa di diverso.
Un borgo piccolo, silenzioso, quasi invisibile, che ha scelto di parlare attraverso i muri. E che, proprio per questo, lascia il segno.



Cosa vedere nei dintorni di Pescocanale (entro 30–60 minuti)
Pescocanale non è un borgo che “riempie” una giornata intera, ma funziona benissimo come tappa emotiva all’interno di un itinerario più ampio. Nei dintorni, nel raggio di mezz’ora o poco più, ci sono luoghi molto diversi tra loro, capaci di completare l’esperienza.
A circa 30 minuti si arriva a Pacentro, uno dei borghi più scenografici dell’Abruzzo. Qui il Medioevo è ancora leggibile nelle torri, nei vicoli e soprattutto nel Castello Caldora che domina il paese. Dopo il silenzio di Pescocanale, Pacentro colpisce per la sua potenza visiva e per la sensazione di borgo “vivo”, anche solo nel rapporto con chi lo visita.
Allo stesso modo, in circa 30–35 minuti, si raggiunge Sulmona. Il centro storico elegante, le piazze ampie e l’atmosfera cittadina creano un contrasto netto con la dimensione raccolta di Pescocanale. È la tappa ideale per ritrovare movimento, servizi e una passeggiata più classica, dopo un’esperienza fortemente introspettiva come quella offerta dai murales.
Spostandosi un po’ di più, entro 50–60 minuti, si arriva a Scanno e al vicino Lago di Scanno. Qui il paesaggio cambia completamente: montagne, acqua, silenzio e tradizioni ancora molto radicate. È una zona che invita a rallentare ulteriormente, perfetta per chi cerca un Abruzzo più naturale e contemplativo.
Infine, per chi vuole spingersi verso uno dei luoghi simbolo della regione, in circa un’ora si può raggiungere Rocca Calascio. Un luogo iconico, essenziale, quasi fuori dal tempo, che dialoga idealmente con il messaggio di Pescocanale: pochi elementi, ma carichi di significato.
In questo senso, Pescocanale non è una destinazione “isolata”, ma una tappa di riflessione che acquista ancora più forza se inserita in un itinerario tra borghi, montagne e silenzi d’Abruzzo.
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